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Tornano
nella loro Sant'Angelo Muxaro i reperti archeologici della
collezione Giovanni Guarino Amella.
Sono ora custoditi nella casa
in cui egli nacque nell'ottobre 1872 e dove oggi ha una delle sedi
la Fondazione ittituita a suo nome.
L'importante giurista e il
più volte deputato nazionale tra il 1919 e il 1924, ricordato dalla
storia per il suo ruolo di segretario della sessione aventiniana
contro il fascismo, è probabile li abbia avuti in dono da qualcuno
degli archeologi impegnati nelle campagne di scavi dei primi decenni
del secolo scorso o dai contadini del luogo non nuovi ai
ritrovamenti casuali.
Possono provenire dalle suie terre del
Mizzaro in cui insistono aree archeologiche di varia età.
Uomo di
cultura e sensibilità raffinite, pur non essendo un collezionista
vero e proprio, raccolse e conservò i pochi pezzi di cui ebbe
disponibilità, anche quelli non perfettamente integri, perfino
alcuni frammenti interessanti. In cò dimostrando la capacità di
valutare i reperti per il loro significato storico, scientifico e
documentale più che per il loro valore venale.
Per anni, dopo la
scomparsa, avvenuta nell'ottobre del 1949, la collezione rimase a
Canicattì, ove il Guarino dimorò e fu sindaco, chiusa nella sua casa
assieme a una gran quantità di documenti.
Poi, il figlio
Giovannino, la trasferì nella sua anitazione di Palermo per motivi
di sicurezza e cautela. Ora trova la sua degna e definitiva
collocazione nella sede santangelese delle Fondazione, proprio
nell'antico palazzo che fu ed è ancora dei Guarino, lassù sulla
sommità di una delle colline più famose e suggestive della Sicilia
antica in cui insiste la grandiosa necropoli dei
Sicani.
L'immenso e unico patrimonio archeologico di Sant'Angelo
Muxaro si arrichisce ulteriormente. Per la prima volta, anzi, una
parte pure se minima di tanta ricchezza, sparsa in musei italiani ed
esteri, si ferma nel paesetto agrigentino a cui appartiene per
esservi stata rinvenuta.
Per questo la vetrinette che contiene la
collezione Guarino Amella assume un significato più ampio
dell'importaza dei reperti in sè.
In tutto sono sono una trentina
di oggetti, tra tazze, brocchettom, anforette, pesi fittili d'epoca
greca, ellenistica bizantina e medievale.
Interessante è un piede
in terracotta che potrebbe essere residuo di statua greca o fenicia.
Tuttavia la netta definizione all'altezza del collo del piede,
l'uniformità della patina su ogni parte dell'oggetto, l'assenza di
ogni saldatura e cogniunzione alla gamba della probabile stuatua,
con l'inesistenza di rotture, lo farebbe ritenere manufatto
autonomo, concepito e modellato così come è e non parte di una
figura.
Del curioso reperto si occupò l'insigne studioso Biagio
Pace che non solo lo volle vedere, ma lo fotografò. Lo testimonia il
figlio, il quale ricorda che il Pace era venuto a casa sua con Elena
Croce, la figlia del grande filosofo napoletano.
La collezione
comprende inoltre 315 monete; dalle greche alle romane, alle
bizantine, alle più recenti del Regno delle Due Sicilie. Saranno
presto catalogate e collocate in apposito monetiere.
La sede
della Fondazione di Sant'Angelo Muxaro custodisce pure una rcaccolta
di articoli di giornali degli inizi del 1900 per oltre 200 diversi
argomenti a cui l'illustre santangelese attingeva per le sue
attività di avvocato e di politico.
Il piccolo centro agrigentino
continua a ricevere lustro da uno dei suoi figli più
intelligenti.
da Flash,
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