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Canicattì e Sant’Angelo
Muxaro custodiscono i documenti e la memoria di un uomo politico di
rilievo nazionale e regionale, che fu anche avvocato e giurista di
talento. Un pezzo della storia d’Italia e della Sicilia si troverà
in questo due paesi del profondo meridione, in questa marginalità a
valte desolante della Nazione. Canicattì e Sant’Angelo Muxaro,
infatti, saranno sedi della Fondazione Giovanni Guarino Amella",
riconosciuta con recente decreto dell’Assessorato Regione Siciliana
ai BB.CC.AA. la Fondazione, senza fini di lucro, custodirà un
patrimonio di tutto rispetto: migliaia di ritagli di giornali per
130 argomenti; 1350 testate di giornali ad oggi classificati; un
archivio politico, amministrativo e pubblicistico; 210 dossier ad
oggi classificati; una corrispondenza politica classificata - 395
nominativi dai primi del 1900 al 1949. Una gran mole di preziose
testimonianze salvata e resa ora disponibile dall’amore, dalla
diligenza di Giovanni Guarino, figlio omonimo di Guarino Amella. La
Fondazione promuoverà iniziative volte alla diffusione della
conoscenza dell’importante uomo politico e del suo operato. Giovanni
Guarino Amella, com’è stato riconosciuto anche da avversari
politici, "era uno personaggio di grosso spessore politico". Sognò
da giovane e tentò da parlamentare di liberare le classi povere
dalla loro secolare soggezione e tristezza. Dei poveri e della
povertà della sua terra fu l’espressione.
Era nato nell’ottobre
del 1872, da piccoli proprietari terrieri, su di "una rupe isolata
nella valle del platani" in "un piccolo, poverissimo villaggio,
segregato dal mondo", "un oscuro borgo, nemmeno segnato in molte
guide della Sicilia: Sant’Angelo Muxaro. Si laureò grazie alla
prodigalità del barone Francesco Lombardo di Canicattì. Fu tra gli
organizzatori e promotori dei Fasci Siciliani dei lavoratori del
1892-94 e, quando la rivolta fu repressa brutalmente, si diede alla
latitanza per evitare la galera. Divenne capo della deputazione
provinciale di Agrigento e fu sindaco di Canicattì. Lottò contro le
grandi famiglie conservatrici dominatrici di Agrigento e contro il
blocco agrario.
Nelle liste del
partito radicale fu eletto deputato nazionale nel 1919 e rieletto
nel 1921 e nel 1924. Seguendo l’ideologia del radicalismo di Felice
Cavallotti propugnò un socialismo di tipo solidaristico, contrario
sia all’individualismo economico che al
marxismo.
In Parlamento si batté per
la soppressione delle decime ecclesiastiche, contro il latifondo,
contro la delinquenza.
Antifascista, fu tra i deputati della secessione Aventiniana e
dell’Aventino fu il segretario e l’assertore dell’azione e della
lotta contro la violenza ed il delitto di Stato piuttosto che della
protesta morale, nobile ma inefficace voluta da Giovanni Amendola.
Per questo subì aggressioni e minacce anche alla Camera. Nel 1926 fu
dichiarato decaduto dalla dittatura fascista. Perseguitato, riparò
nella sua campagna di Sant’Angelo Muxaro, protetto dai suoi umili e
fieri contadini, esercitò l’avvocatura ad Agrigento e a
Caltanissetta. Al vacillare della dittatura divenne guida politica
di quanti si trovarono a tessere il futuro della Sicilia. Legò il
suo nome all’Autonomia Siciliana. Fece anche parte della Consulta
Regionale e fu presidente della Commissione paritetica per le norme
transitorie e di attuazione dello Statutp. Dell’Autonomia Regionale
è considerato uno dei padri ed elaborò un progetto di Statuto
regionale, nel 1947, con una propria lista, l’Unione Democratica del
Lavoro, partecipò alle elezioni della prima Assemblea regionale:
riscosse il maggior numero di preferenze tra tutti i candidati, ma
alla lista non scattò il seggio. "la sua passione per la Sicilia – è
stato scritto – si spegne con la sua vita". Questa sorta di gigante
della politica, a capo di un partito ispirato ad una democrazia
liberale volta a sinistra, desiderò "una società di piccoli e medi
artigiani impregnata di operosità e di solidarietà umane" e
nell’autonomia vide lo strumento per "spezzare l’impalcatura fiscale
e doganale che tenevano la Sicilia in condizioni di inferiorità
economica"! quell’Odoardo Giovanni Guarino Amella, come lo
chiamarono battezzandolo, che era corso a rifugiarsi nella sua
Sant’Angelo Muxaro nei momenti più intimi o più minacciosi della
vita, volle tornare, per il riposo eterno, in fiero ed orgoglioso
isolamento, ai piedi della inespugnabile montagna sulla cui sommità
era ed è la casa in cui nacque, nella bella piazza in cui si
affacciò a comiziare: la piazza Giovanni Guarino Amella. "Senza
dubbio, poesia, alta poesia, la sola che sia capace di dare senso e
vita a questa umanità. Poesia sentita, vissuta da un uomo, e da un
uomo di questa terra di Sicilia", come scrisse un suo avversario
politico, commemorandolo, quando morì nell’ottobre del
1949.
Da Flash, n. 42,
novembre 2000
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