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Commemorazione Marzo 1950
Giuseppe Alaimo

punto_blu.gif (52 byte)  A tre mesi dalla morte di Guarino Amella

“A Giovanni Guarino Amella dottore in giurisprudenza, acuto studioso di scienze sociali, instancabile agitatore, giornalista, nelle polemiche invincibile che alla Patria grande ed a questa sua adottiva città l’opera sua dedica, i canicattinesi questa pergamena offrono”

tale pergamena, offerta anni or sono, dagli amici più intimi all’Uomo che oggi stiamo commemorando compendia fatalmente l’attività, lo spirito, la vita dell’Illustre scomparso.

Uomini ben più degni di me, e di me più preparati avrebbero dovuto, in questa circostanza ricordare le preclare virtù di Giovanni Guarino Amella. L’onore di commemorarlo è toccato a me solo perché, negli ultimi agitati anni fui il più intimo ed il più affezionato dei suoi discepoli, il più devoto dei suoi collaboratori.

Tre mesi or sono in una clinica di Palermo, in seguito ad intervento chirurgico decedeva assistito da parenti ed amici Giovanni Guarino Amella. La notizia della morte si era sparsa rapidissima sia a Palermo, sia nella nostra città. I quotidiani del mattino, riportarono la ferale notizia sotto titoli listati in nero: un fremito corse per la capitale siciliana e per i comuni della nostra provincia: con lui si era spenta una delle figure più rappresentative dell’Isola ed uno degli uomini che in campo nazionale di più l’aveva onorata. Con lui si spegneva il più battagliero ed il più leale combattente, che durante un cinquantennio di vita pubblica – spesa tra le pubbliche amministrazioni dell’agrigentino ed il Parlamento prima, e per la autonomia e la regione poi non aveva mai dimenticato la sua patria d’adozione, la città che gli aveva dato onori e delusioni: la sua Canicattì.

Pier Luigi Ingrassia, giornalista e suo amico disse di lui: a Canicattì conservò i suoi ricordi e la sua casa, ivi continuò ad educare e a rinvigorire i suoi affetti familiari e di Canicattì conservò, perfino nel parlare, la pronunzia ed il dialetto. Che vuol dire questo se non il grande amore che egli ebbe per la sua città?

Sorrideva quasi con soddisfatta ingenuità quando scherzando noi si parlava della “repubblica di Canicattì”, e non per accennare ad un feudo politico che ormai non c’era più, ma quasi a sottolineare la filiale devozione di tutti i suoi conterranei.

Dall’amore per questa sua città adottiva, anzi, qualcuno pensò che egli vi fosse nato: pochi sapevano, invece che un piccolo comune della provincia agrigentina, un paesello sperduto tra le valli infeconde del Platani, tagliato dal mondo, Sant’Angelo Muxaro, in un giorno d’ottobre del 1872 gli aveva dato i natali: fanciullo, dimostrò doti non comuni tanto da incoraggiare i genitori a trasferirsi ad Agrigento perché il futuro “maestro” del diritto, il futuro uomo politico, potesse iniziare gli studi. Studi che, sopravvenuti dissesti finanziari nella sua famiglia, avrebbe interrotto se per la munifica spontaneità di un patrizio, il Barone Francesco Lombardo poté invece continuare fino al conseguimento della laurea.

E’ di quel tempo il trasferimento a Canicattì di Giovanni Guarino Amella. La vita politica lo attrae: il giornalismo lo lancia, lo immette nell’agone politico: competente nei problemi che affronta, felice nella polemica, elegante nello stile Egli è, prima di tutto, un giornalista. I vecchi ricorderanno i fogli battaglieri con i quali egli riuscì a sgominare vecchie e forti consorterie e a mettersi a capo dell’amministrazione provinciale. Così riuscì a crearsi una preminente popolarità a Canicattì della quale divenne sindaco.

Gli avversari furono criticati, messi alla luce i loro difetti, abbandonarono al giovane Guarino Amella le posizioni: caduti, ritornarono ad essere rispettati perché avevano combattuto per difendere idee, programmi sistemi che pur essendo in contrasto con quelli di Guarino Amella, erano degni di rispetto, perché Colui che oggi commemoriamo ebbe sacro il dovere del rispetto per le idee altrui, allora e sempre.

Ho appreso tali notizie dai fogli, ormai ingialliti, ricordi di tante .....

Guarino Amella fu un giornalista: sul “Moscone” sul “Chiodo” su la “provincia Nuova” su la “Zanzara” su la “Fiamma” profuse i tesori del suo sapere, le sagge dissertazioni sul modo di amministrare, le sue doti d’arguto polemista: egli fu un giornalista completo.

Ed il giornalismo, come mezzo per la sua quotidiana battaglia doveva condurlo a più alte mete. Eletto deputato al Parlamento per la circoscrizione di Canicattì si affermò senz’altro tra i colleghi di partito.

In contrasto con i mutati eventi politici si ritirò a vita privata, dedicandosi alla sua professione. Come tanti suoi colleghi avrebbe potuto approfittare nell’interesse personale d’accordarsi al Fascismo: mai volle cambiare l’indirizzo della sua vita, e per la dignità che Egli dimostrò durante i vent’anni, fu rispettato come prima.

Vigilato in un primo tempo, ritornò completamente libero quando gli avversari si accorsero che Guarino Amella sarebbe stato capace di combattere a viso aperto, mai con manovre di corridoio,

ebbe il culto della Patria che amò. Quando nel 1935, l’Italia impegnata nella guerra etiopica scrisse e pagine di gloria, quando la patria chiamò a raccolta tutti i suoi figli, Giarino Amella il segretario dell’Aventino, l’irruento oppositore del governo al potere, non pensò agli uomini che governavano il Paese e che erano suoi avversari, pensò solo alla patria che chiedeva sacrifico ai suoi figli senza domandare il colore politico e con gesto indimenticabile, il 18 novembre consegnò oro alla Patria, affamata dalle sanzioni, ed accompagnando l’offerta con una lettera che concludeva: “Nel cratere che arde sull’altare della Patria si fondono le vecchie e le nuove passioni”.

Nobili parole di un uomo che compiva il suo dovere, cittadino come gli altri cittadini.

Gli anni passarono: il lavoro, lo studio assorbiva la sua vita: gli anni più sereni tra la villa del Buon riposo.

Poi... poi la guerra, le distruzioni, l’occupazione.

Guarino Amella ritorna in mezzo al suo popolo: o no, non è felice di ritornare dopo una guerra perduta: è solo costretto, costretto perché con la fama che egli gode, con il rispetto del quale è circondato egli, può agevolare può aiutare il suo popolo. Niente liste di persecuzione, niente vendette personali!

Canicattì ha di nuovo il vecchio sindaco: di nuovo Guarino Amella è nell’agone politico.

Si circonda di giovani, perché, malgrado gli anni giovanile è il suo spirito: e ritorna prima di tutto giornalista.

“La Fiaccola” sarà il nuovo organo di battaglia: Soresi, Portalone, Li Calzi, io siamo i giovani dei quali si serve per il suo giornale: ci affida importanti problemi, ci istruisce, ci fa “ammalare” di giornalismo”. La Fiaccola ha un compito: la battaglia dell’autonomia siciliana. Sono anni di lotta, lotta per il bene della nostra terra: dello striminzito settimanale, delle idee che lui, Guarino Amella, che noi sotto la sua guida facciamo diventare pubbliche, delle quali facciamo mano a mano innamorare la massa, si impadronisce la grande stampa, più quotata, più organizzata. .....

Sicilia combattono la nostra stessa battaglia e quanto prima il Corriere di Sicilia, La Voce, Sicilia del Popolo scendono in lizza, parlando, spiegando, illustrando l’autonomia, i benefici, gli effetti.

Guarino Amella è al primo posto: un articolo, una intervista una conferenza a Palermo, una discussione a Roma, l’autonomia accordata: ha vinto.

Ma la via non è ancora del tutto sgombra di ostacoli: Roma pensa che la concessione fatta agli isolani sia troppo ampia, troppo ampio il mandato da affidare ai nuovi dirigenti che siederanno al Parlamento della Regione. Nuovi intoppi, nuovi intralci. E’ ancora Guarino Amella in prima linea. La Commissione Paritetica della quale è presidente ha la meglio contro le richieste del governo centrale.

Ma solo Guarino Amella si è sacrificato: per il bene della sua terra Egli, superiore agli interessi personali, lascia che gli altri liberamente si associno, sfruttino le occasioni, riescano vincitori nella lotta. Guarino Amella è costretto a presentarsi con l’uno o con l’altro partito. Tutti lo vorrebbero avere nella propria lista. È un competente, un uomo che riscuote fiducia. Non si piega: sono grossi partiti manovrati da Roma: un giorno ci si troverebbe faccia a faccia contro i rappresentanti centrali. Si dovrà tradire la Sicilia oppure il partito dal quale si dipende. Sorge perciò l’Unione siciliana del Lavoro – senza nessun compromesso, senza nessun legame con Roma. Il risultato fu lusinghiero: non vinse e tuttavia fu vincitore. Sedicimila suffragi raccolse quell’Uomo, sedicimila persone attestarono nella provincia di Agrigento il valore, la competenza, la passione di Guarino Amella.

Tre mesi fa ci lasciò. Passò per l’ultima volta dalla città che lo aveva amato e che aveva tanto amato, tra due ali di popolo commosso, che tante, infinite volte era andato da lui per chiedere consiglio.

E noi, noi che gli fummo vicini non vedremo più nelle calde, afose giornate d’estate il “Maestro” lasciare lo studio vicino al Duomo e salire verso la villa del “Buon Riposo” o, non per starsene in ozio, ma per continuare a studiare per continuare a lavorare perché egli del lavoro sostanziava la vita e nel lavoro aveva trovato il conforto per le sue preoccupazioni.

Era partito fiducioso e contava sulla sua fibra d’acciaio. Ma l’acciaio si è spezzato! E Guarino Amella non è più. Non è più carne e materia perché per Canicattì Egli non è morto. Egli vive e vivrà nella mente e nel cuore di tutti noi che lo amammo e lo ammirammo, vive e vivrà nella mente e nel cuore delle sue creature che porteranno orgogliose il nome di lui, vive e vivrà nel ricordo di questa terra, di questa sua adorata Canicattì che non dimenticherà mai quello che Egli fece.

 
 

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